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Cronografia di un modo del tutto personale di distinguere il bene dal male e il brutto dal bello.




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23/10/2007
 
VENEZIA:
(guida tascabile in 30 secondi)

Venezia, secondo chi scrive, è senza dubbio la più bella città del mondo. Sul serio. Solo, bisogna prenderla per il verso giusto. Qui di seguito alcuni consigli utili per chi si appresta a visitarla magari per la prima volta.

A Venezia non ci sono strade, quindi non serve la macchina - al massimo, il motoscafo, o il canotto. Tuttavia Venezia può essere raggiunta con l’automobile, che però dovrai lasciare nel  parcheggio di Piazzale Roma, all’ingresso della città (dopo, c’è il mare). E’, codesto piazzale, con buon margine di probabilità non solo l’unico luogo brutto di Venezia, ma anche il parcheggio più costoso dell’intero sistema solare. Prezzi del tipo 150 euro al minuto o giù di lì. Dunque, di norma, le persone sane di mente preferiscono evitarlo. La cosa migliore è arrivare a Venezia in treno. La stazione di Venezia si chiama Santa Lucia: si esce dall’atrio ed è già lì, all’improvviso, la città incantata.

Dunque, come avrai intuito, a Venezia le vie sono fatte d’acqua, e quindi ci si può muovere in diversi modi peraltro poco convenzionali per una città. A nuoto. In gondola. In battello.
Ora, a nuoto meglio di no, è pericoloso e poco igienico, e infatti nessuno, nemmeno i veneziani stessi nuotano nei canali.

Sconsiglio anche la gondola. La gondola è un mezzo di trasporto spaventosamente lento (la guida un tizio con un remo solo, e per di più costui talora indossa un cappello di paglia, rema e intanto – chissà perché - canta o sole mio) dicevo, un mezzo spaventosamente lento e spaventosamente costoso. Per questi motivi la gondola è prerogativa dei turisti americani sbronzi, dei miliardari russi e delle coppie in viaggio di nozze pagato da terzi. A noi pitocchi celibi non resta che il battello.

Prima di salire sul battello, occorre procurarsi un biglietto. Attenzione, poiché i nativi non comprano i biglietti - hanno il tesserino, da secoli ogni bigliettaio di Venezia, poverello, è abituato a interloquire con due sole categorie di umani:
1) gitanti poveri spesso di nazionalità estera;
2) studenti fuori sede iscritti all’università di Ca’ Foscari.
Perciò in entrambi questi casi, e non del tutto a torto, il bigliettaio è portato a pensare che i compratore siano esseri poco intelligenti, e quindi con loro tenterà di esprimersi a gesti o in inglese. E di provare a confonderli. Rassicuralo: comunicagli che parli un italiano fluente e cerca di non farti vendere merci strane tipo il biglietto di sola andata per Marghera o l’abbonamento annuale per l'isola di Torcello.

Venezia, si diceva, è di gran lunga la più bella città del mondo, quindi non si elencheranno qui le sue infinite bellezze: ai viaggiatori conviene vagare a casaccio e guardarsi attorno, prima o poi da qualche parte si arriva. E’ vero, si tratta di un labirinto e anche se hai con te una mappa in scala 1.10 ti smarriresti lo stesso (né riusciresti a piegarla). Del tutto inutile chiedere informazioni ai passanti: costoro sono anch’essi turisti, di norma stranieri che si sono persi a loro volta ma senza volerlo, oppure indigeni malvagi che si divertono a darvi indicazioni sbagliate.

Tuttavia è utile sapere dell’esistenza del luogo più noto e  più affollato, quantomeno per orientarsi: la piazza di San Marco. Non so, hai presente il campanile, le cupole bizantine, il palazzo ducale? Ecco, è quella piazza lì. Che sarebbe anzi di certo è la piazza più bella del mondo. Peccato per tutto quel casino di gente ci va solo per riprendere col videofonino il figlio interamente coperto di piccioni.

Ci sono tre cose da non fare mai in Piazza San Marco. Mai mai mai. Esse sono:
- sedersi a uno dei bar all’aperto: per pagare il caffè dovresti aprire un mutuo.
- salire sul campanile: le ore di coda previste sono almeno cinque. Otto la domenica.
- lasciarsi adescare dai numerosi trafficanti di mangimi, finti pittori, spacciatori di maschere, scafisti truffaldini, pessimi disegnatori di caricature, fidanzati che pretendono che gli fai una foto.
In definitiva, è meglio frequentare la piazza all’alba, o a tarda notte, o almeno di giorno feriale purchè non vi siano scolaresche (ed è assai raro che non ci siano).

I pasti. Attenzione, questo è un momento critico per noi pezzenti. Le trattorie dove pranzare o cenare senza essere rapinati a mano armata si chiamano “bàcari” (accento sulla prima a): qui a volte servono piccole porzioni senza spennarti vivo. Come distinguere i bàcari dai normali ristoranti tenuti da banditi? E’ difficile. Si può provare a chiedere al cameriere ("lei è un bàcaro?") ma lui in qualsiasi caso, pur di farti entrare, risponderà sì, anzi yes. In genere i veri bàcari si riconoscono dall’aria informale un po’ retrò, dall’odore di pesciolini fritti ma soprattutto dalle tovagline di carta. Se quando ti siedi scopri che la tovaglia non è una tovaglina e non è neanche di carta ma di raso o di seta o di stoffa, bè, allora significa che sei fottuto.
 
Dice: sì ma con tutti questi pericoli, mi hai fatto passare la voglia. Errore gravissimo: i pericoli finiscono qui. Il resto, tutto il resto, è pura meraviglia. Chiudi gli occhi e immagina una metropoli del settecento, e immagina che sia splendida d’oro e di marmo. Ora prova a calarla nella magia dell’acqua. Fatto? Riesci a immaginarla? Ecco, Venezia è infinitamente più bella. Infatti è la più bella città del mondo.

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