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Cronografia di un modo del tutto personale di distinguere il bene dal male e il brutto dal bello.




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06/07/2008
 
BREVI ANNOTAZIONI ANTROPOLOGICHE A MARGINE DI UNA FILA ALLA BIGLIETTERIA DELLA STAZIONE FERROVIARIA

Vorrei appuntare qui una banale disamina dei stereotipi manifestantesi nelle file agli sportelli delle biglietterie ferroviarie. Un'analisi senza pretese, di certo incompleta, quindi se vuoi aggiungere del tuo nuove, il contributo sarà assai gradito. Comincerei dall'osservazione scientifica di un comunissimo esemplare, ossia

Il tizio che domanda di passar davanti a tutti perché sta perdendo il treno - Individuo implorante e trafelato, arriva di corsa e si rivolge alla prima persona della fila, che a sua volta domanda l'opinione agli altri in coda. Breve conciliabolo: così d'impulso verrebbe da rispondergli "ecchissenefotte, la prossima volta arrivi presto" ma siccome siam gente civile e senza troppa fretta, si decide di lasciarlo andare. Alla fine il poverino convince tutti, tranne..

Quello che non lo vuole fare passare - E' l'unico contrario, ostinatamente contrario. Sostiene sia "una questione di principio". Si cerca di persuaderlo ma lui niente. Alla fine crolla e confessa: pure lui sta perdendo il treno, però come un pirla s'è messo in coda.

Turista scandinavo - Lui si esprime solo in finlandese e a gesti, la cassiera - a fatica - riesce a vendergli il 'ticket', per una destinazione sbagliata ma nessuno dei due lo sa (lui lo scoprirà sul treno, lei mai). E tuttavia, da tre quarti d'ora lei sta tentando disperatamente di spiegargli che il biglietto va timbrato con l'obliteratrice, parola intraducibile che lui proprio non riesce a capire, anche perché nel suo paese le obliteratrici non esistono più dal 1970.

Chieditore di informazioni - E' lì solo per le informazioni. Non deve partire per nessuna parte. Arriva il suo turno, e lui allo sportello comincia a interrogare il bigliettaro sulle combinazioni più complesse. Del tipo: "ma se io compro un biglietto per andare da Salerno a Monaco di Baviera non oggi ma il 25 novembre in cuccetta transitando da Imperia, e volessi pagare con l'abbonamento di del cisalpino, posso portare con me un cane, cambiare a Firenze Rifredi anziché Santa Maria Novella e avvalermi degli sconti riservati ai pensionati?" E così per due ore circa. Il bigliettaro non riesce a trovare le risposte giuste, consulta libri, telefona. I signori in coda fremono. Qualcuno dal fondo lancia un vaffanculo. Lui persevera, imperturbabile.
Poi ringrazia, saluta tutti e se ne va senza comprare niente.

Compratrice dilettante di biglietto al distributore automatico - Donna di mezz'età, scarsa dimestichezza con le tecnologie, specie con quelle malfuzionanti. Ma lei pur di evitare l'attesa, ci prova. Allora, selezionare la lingua: bè, sin qui è facile, bandiera tricolore. Digitare la stazione di partenza, ahia, cominciano le difficoltà, aiutooo, come funziona 'sto coso? Alla richiesta "per la promozione cartasì premere ok oppure back" la signora si arena. Chiede soccorso alle persone in fila, ma nessuno è disposto a prestarle assistenza: perderebbe il posto.

(continua?)

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03/07/2008
 
COME COMPORTARSI A UNA RIUNIONE

Cari lettori, benvenuti alla nuova lezione del consueto corso di tirocinio al mondo degli affari. Oggi tratteremo del modo in cui comportarsi ad una serissima riunione. E vincere in sette facili mosse.

1. La sera prima: programma le suonerie del cellulare in modo che durante la riunione trilli a intervalli di 15 minuti. Poi, quando ciò accade, fingi di parlare con qualcuno. Simula una voce lievemente seccata e chiedi all'inesistente interlocutore di non disturbarti, rassicurandolo comunque: da persona precisa quale sei, lo chiamerai tu appena finito. In questo modo, i presenti penseranno a te come persona assai indaffarata e dai molteplici rapporti, di lavoro e non.

2. Prepara una lista con almeno un paio di argomenti genere “del più e del meno” per l'introduzione e una battuta ad effetto d'emergenza. L'informalità all'inizio della cerimonia è sintomo di buona creanza, segno di savoir-faire; e poi serve a prendere tempo con gli astanti, e a distrarli dal cominciare subito con rischiose pretese concrete.

3. Vuoi stupirli? Esibisci un computer portatile. E usalo durante la riunione. Ti darà un'aria impegnata e all'avanguardia. Gli astanti privi di computer portatile ti guarderanno con invidia. Durante la conversazione, proteggi il monitor dagli sguardi dei vicini, e utilizza il computer come meglio credi: per prendere annotazioni, giocare al solitario di windows, spedire email alla fidanzata, occuparti d'altro.
Attenzione: accertati che il computer NON contenga dati che potrebbero essere richiesti dai presenti durante la riunione.

4. Se ti fanno domande, evita risposte precise. In particolare, fuggi come il colera le risposte negative. Invece di dire “no”, rispondi:
- “non lo so, devo verificarlo”,
- “mah, forse”,
- “boh, chi può dirlo?
- “te lo faccio sapere
- e l'insuperabile “vedremo”.

5.
Se non stai capendo nulla di quello che ti stanno dicendo, reagisci di contropiede. Spiazza l'avversario con la sua stessa tattica: replica con frasi conoscenze e linguaggio a lui ugualmente incomprensibili (o inventate, che è lo stesso).

6. Non - ripeto: non - non menzionare mai date di scadenza: potresti essere costretto a rispettarle. Rimanda ogni approfondimento, ma sempre a un imprecisato tempo successivo.

7.
Evita in qualsiasi modo che tu o uno degli astanti scriva un verbale di quanto si è detto e lo spedisca a tutti dopo la riunione. Resta comunque difficile che ciò avvenga: nessuno saprebbe cosa scrivere. E poi nessuno ha mai voglia di preparare un verbale. Sarà così necessaria una seconda riunione, ove si tenterà di ricostruire le decisioni della riunione precedente, e poi una terza per cercar di ricordare il contenuto della seconda, e una quarta per ripetere cose dette nelle terza, e una quinta, e così via.

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01/07/2008
 
UNA GITA A SORI

Cari lettori, benvenuti al consueto appuntamento con la rubrica di viaggi. La puntata di oggi è dedicata al famoso paese di Sori. Va bene, mai sentito nominare, lo so. Si tratta di paesucolo della riviera ligure di Levante, appunto sconosciuto ai più. Benché si trovi a pochi chilometri da Genova, a circa una ora e mezza d'auto da Milano e a due da Torino e Parma, il paese di Sori è forse l'unica località balneare tirrenica che – fieramente - rifiuta di essere tale.

Qui infatti non troverete né  grandi alberghi, né ristorantini sulla spiaggia, né parchi acquatici, né discoteche, né boutique eleganti, né locali con musica dal vivo. Non vi sono ampi parcheggi per le auto, né negozi di souvenir, né noleggiatori di gommoni o motoscafi, né campi da golf, né cinema estivi. Insomma: non c'è niente!

Il paese di Sori è organizzato proprio per respingere il turista qualsiasi. Infatti quasi nessuno va a trascorrerci le vacanze, ad esclusione dei suoi stessi abitanti e di pochi indigeni liguri.

Direte voi: ma allora che razza di consiglio è questo? Stolti! Proprio da questa sua riluttanza a diventare luogo di villeggiatura, il paese di Sori trae vantaggio e si distingue dal resto delle mete di vacanziere massive. A corollario di tutto ciò, la nostra redazione (una persona sola) ha creato una mappa interattiva ideale per sapere tutto del paese di Sori e pianificare viaggio, pranzi, cene ed eventuale pernotto. Una mappa disegnata con cura et amore dal vostro affezionatissimo scrivente, profondo conoscitore di questo posto. Cioè il posto dove, alcuni anni fa, prima di emigrare, è nato.

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29/06/2008
 
LA SPAVENTOSA TRAGEDIA ONTOLOGICA DI COLUI CHE SI ACCORGE DI AVER DIMENTICATO DI FARE LA SPESA QUANDO ORAMAI E' TROPPO TARDI

Saggi orientali, medici greci e il filosofo tedesco con la più ridicola barba della storia, l'oramai defunto Ludovico Feuerbach, sostenevano che noi siamo ciò che mangiamo.  Se costoro avevano ragione, questa sera io sono un piatto di pastasciutta avanzata da ieri e intiepidita al microonde più un philadelphia alle olive.
Un essere orribile.

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24/06/2008
 
INTERVISTA A UNO SCRITTORE FAMOSO

Buonasera cari lettori, benvenuti al consueto appuntamento con la rubrica dedicata ai libri: l'ospite di oggi non ha ancora vinto il nobel ma è l'autore di un grandioso bestseller. E' con noi l'autore del famoso “La Bibbia”, tradotto in tutte le lingue e giunto oramai alla trecentomilionesima ristampa. Guardatelo lì, che omino buffo. Chi avrebbe mai detto che avesse un simile aspetto? Signori e signori, un applauso di incoraggiamento per il nostro celebre amico.

Grazie ma dovrei chied..

Abbia pazienza, le domande le faccio io. E non mi parli sopra sennò chi legge non capisce niente. Signor autore della Bibbia, noi tutti proviamo difficoltà a concepire la giornata di un romanziere al lavoro. Come le sono venute in mente tutte quelle bizzarre storie intrecciate? E perché ha scelto di ambientare la trama proprio in quei luoghi e a quell'epoca?

Boh, veda io veram...

Aspetti, non ho finito. Come descriverebbe la fase di superamento anzi del distacco successiva alla consegna del dattiloscritto finale? Che cosa ha provato quando ha avuto tra le mani l'ultima versione non più editabile, pronta per le rotative? C'è qualche cosa che avrebbe modificato, se avesse potuto?

Ma quali rotative, i...

Non mi interrompa per cortesia! La scelta del titolo e della copertina: momento risolutivo. Immagino che l'editore le abbia proposto un titolo provocatorio, capace di acchiappare i lettori distratti in libreria. Dal suo canto, lei ha imposto questo “La Bibbia” che, a dire il vero, non attira mica tanto. Troppo corto, poco comprensibile a un primo approccio. Lo stesso dicasi per la copertina, senza fotografie.

E che ne s...

Stia zitto per favore! Guardi qui: non c'è neppure il suo nome, da nessuna parte, né fuori né dentro, e nemmeno sul dorso. Signor scrittore, come mai tanta modestia?

Se mi lasciasse ap..

E' timido, balbetta, non risponde. D'accordo, passiamo ad altro. Lei ha un agente letterario? Un ufficio stampa che lavora per lei? Si serve di un'agenzia di comunicazione? Come spiega tanto clamore intorno alla sua unica opera pubblicata? A proposito: sta forse preparando un nuovo romanzo?

I-io dev...

Poverino, si emoziona. Che tenerezza. Un bel applauso, amici lettori. Mi ascolti: quale è stato il rapporto tra lei,  scrittore, e il suo editor? Lui le correggeva le frasi a margine colla matita blu ma lei ignorava i suoi suggerimenti? Litigavate? Vi siete mai presi a schiaffi?

Senta, vorr...

Parliamo della campagna promozionale: qual è il suo rapporto con ammiratrici e ammiratori? Lei ha scritto un'opera di straordinario successo, eppure non ha mai tenuto neppure una presentazione in libreria. Mai. Tutto ciò è anomalo. Come spiega queste scelta? Non le piacerebbe firmare autografi con dedica sulle copie vendute?

Ma quali ca...

Silenzio, per piacere, tocca a me. Debbo rivolgere il quesito più prezioso, atteso da tutto il pubblico. La sua identità. Vuole svelarci il suo nome? E' vero, come sostengono alcuni, che lei è Dio?

Insomma! Mi lasci aprir bocca!

Oh, finalmente! E allora parli, perdiana! Pensavo fosse muto!

Non sono Dio.

Colpo di scena, amici lettori:  costui non è Dio. Bè, ad essere sinceri, lo sospettavamo.

E non sono neanche l'autore della Bibbia.

Coooosa? E che mizzega ci fa qui allora?

Sono il nuovo assunto, mi manda la regia. Ha appena telefonato l'intervistato: si scusa ma ha avuto un contrattempo e non può venire.

Che vergogna, questi scrittori stanno diventando sempre più cafoni.

E dice che prima vuole gli vengano inviate le domande altrimenti non se ne fa nulla.

Se lo scorda. Con noi ha chiuso. Amici lettori, ohimè, perdonateci: credevamo di avere a che fare con un ospite serio e invece questo lurido gaglioffo ha annullato l'impegno all'ultimo momento. Per punirlo, non lo inviteremo mai più e diremo a tutti che il suo libro è brutto, lungo e noioso. Non compratelo tanto si trova facilmente gratis, ad esempio nei comodini di certi alberghi. Arrivederci. Sigla, sigla, sigla.

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19/06/2008
 
SULLO SBRINAMENTO DEL FRIGORIFERO
(POESIA MODERNA)

L'evaporatore dello scomparto refrigerante

elimina la brina

ad ogni arresto del compressore.

Pulisci soltanto

il foro di scarico

per evitare che l'acqua

ricada sui cibi.

Ma quando dimentichi

la porta aperta

e lo spessore del ghiaccio

supera i cinque millimetri

munisciti di paletta raschiatrice

mai oggetti metallici:

potresti bucare

il tubo del freon

e causare un danno

irreparabile.

Oppure stacca la spina

dalla presa della corrente,

poni una bacinella

ai piedi dell'apparecchio

e con tutta calma

osservalo pisciare dal beccuccio.

E lascia lo sportello spalancato

al fine di eludere

la formazione all'interno

di sgradevoli odori.

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16/06/2008
 
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

La persistenza del tempo, per sua natura, sarebbe impossibile ma rassicurante. E chiunque, da bambino, ha avuto una nonna o uno zio con la passione per la Settimana Enigmistica. Strana rivista in bianco e nero cui ogni tanto il parente ci lasciava dare un'occhiata. Scorrere quelle pagine misteriose per noi bimbi era una magia. Riuscivamo a mala a pena a comprendere che i puntini numerati, una volta uniti, disegnavano la figura di un pescatore di profilo, e lo stessa accadeva con gli spazi da annerire. Ma come dimenticare il resto? Ad esempio.

Il Corvo Parlante. Trama: un angolo città, gremita di persone, per strada e nelle case. Le finestre sono spalancate e prive di tende, si può vedere cosa accade nelle abitazioni. Ognuno si occupa delle sue faccende. All'improvviso, sulla cima di un albero, un corvaccio nero si mette a parlare. L'intera nazione, ipnotizzata da un corvo, si ferma. Tutti alzano gli occhi verso l'alto. Cos'è questa voce, che lingua parla? Sarà Dio? Donne e uomini si sporgono dai balconi: scrutano il cielo e vedono un corvo. Ma invece di mandarlo al diavolo, lo ascoltano. Purtroppo, di quanto sta dicendo il corvo nessuno capisce un accidenti: esso si esprime per anagrammi. E peraltro non ha nulla di rilevante da farci sapere. In genere segnala che la signora del quinto piano ha perso una ciabatta, il portafogli, la caffettiera, un quadro. Ma lui sa dov'è: sta nell'aiola dei giardinetti. Chissà come ci è finito.

I protagonisti dei rebus. : questi signori hanno lettere sulla fronte e si circondano di oggetti bizzarri: statue, trecce d'aglio, spade, animali esotici, torsoli di pera posati sul tavolo. Pura metafisica di un universo senza tempo, alla De Chirico, dove l'azione si svolge all'aperto e senza bisogno di avere un senso.

Carlo e Alice, odiosi stereotipi della coppia di mezz'età nell'immediato dopoguerra occidentale: lui marito fannullone, disoccupato, alcolista. Ha sempre il cappello, anche a letto. Lei casalinga oppressa, in grembiule e bigodini. Insieme da una vita, inseparabili. Niente figli. Si odiano.

Il quesito della Susy. Susy è bella e bionda. Alta, magra ma tonica nei suoi vestiti aderenti. Benestante. Vive con un fidanzato pazzo - un matematico fallito, si presume. Per di più, a casa loro non sono mai soli: tra i piedi c'è sempre un gruppetto di amici rompiballe. Costoro stanno sul divano e in combutta col moroso scemo si divertono a sottoporre indovinelli alla povera Susy che invece, si vede benissimo, vorrebbe uscire e andare al cinema. Credono di sorprenderla. Ma lei, pur essendo antipatica come la fame, ha il quoziente d'intelligenza più alto d'Europa.

Il tenero Giacomo. Un omino muto, con un bel paio di baffi neri e la bombetta in testa. Indossa una maglietta a righe orizzontali. Si accompagna a un cane di piccola taglia, anch'esso muto. Il tenero Giacomo di solito compare intorno a pagina 13, la sua storia si chiude in due quadri, ma per conoscerne il finale  vi rimanda all'ultima pagina.

Nello scompartimento di un treno ho ritrovato per caso una copia recente della Settimana Enigmistica. Pensavo l'avessero rinnovata, adeguata alla modernità. Invece no. Non è cambiata in nulla. Negli anni, tutto è rimasto immutabile e pietrificato, su quel pianeta. Persino la lingua sa di antico. Il tenero Giacomo è scomparso, magari col suo autore, immagino defunto. Ma il resto è ancora lì. Il bersaglio, le spigolature, l'aguzzate la vista, la doppia pagina di vignette che non fanno ridere, i confronti, le sciarade, i biscarti sillabici, le zeppe, gli aneddoti cifrati.
Mentre l'editoria mondiale s'affannava a inventarsi un restyling dietro l'altro, quel mondo popolato di enigmi e  personaggi decideva di essere identico a se stesso, per sempre. A suo modo, mi pare una notizia rassicurante.

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12/06/2008
 
ODE ALLA SIGNORA DELLA TINTORIA

All'inizio della Storia del Mondo, il Mondo non c'era. Esistevano solo il Buio e il Silenzio. Poi venne la Natura, poi la Conoscenza. In ogni disciplina vigono norme, e maestri capaci di esercitarle: così è per le scienze, le religioni e le filosofie. E le arti. E i mestieri.

La Signora della Tintoria è una creatura sovrannaturale. Il cliente entra nel negozio, ma non viene ricevuto da nessuno, poiché la Signora della Tintoria sta sempre nel retro, da cui emergono afrori e calore. Si presume che Lei sia là a stirare, o a dar istruzioni, o a dannarsi in altra attività impegnativa. Eppure, non c'è da annunciarsi, né da tossire per avvertire della presenza: la Signora si appaleserà all'improvviso, come richiamata da una sensazione.

La Signora della Tintoria compare: sembra una dea madre, ma in ciabatte e senza trucco. Occhiali da vista. Ha sempre l'aria stanca, d'altronde fatica davvero, non come voi perdigiorno da ufficio, e ne va fiera. Risponderà al vostro saluto con voce dimessa, quasi a farvi sentire colpevoli. Come a dire ma insomma cosa vuole non vede che sto lavorando.

Poi si scioglierà in un sorriso, e con mano sicura comincerà a rovistare nella vostra sporta piena di abiti zozzi. Li riconosce al tatto, non ha neppure bisogno di estrarli per capire se sono camicie o pantaloni, giacche o cappotti. Prende nota, a voce e su carta.

La bottega della Signora della Tintoria è sepolta in uno spaventoso caos apparente. A rivestire pareti e soffitto, capi d'abbigliamento incellofanati appesi ovunque, gli uno sopra gli altri. Ognuno si distingue solo per il cartoncino con un cognome scritto in calligrafia frettolosa, e perciò illeggibile a chiunque tranne alla Signora stessa.

Non v'è un senso coerente, nella disposizione. Non alfabetico, non temporale. L'unico ordine possibile risiede come un enigma nella mente della Signora della Tintoria. Una mappa segreta che cambia di continuo, ma per lei non ha misteri.

Certo, a volte il ritrovamento richiede uno sforzo di memoria, ma basta un suo gesto col bastone per scoprire nell'oceano di grucce e tessuti, la vostra trapunta lavata a secco, che mai da soli, neppure col radar, avreste trovato.

Stringo fra le mani un documento prezioso, il foglietto della Signora della Tintoria. Un'iscrizione con due differenti grafie: in parte un elenco di voci precompilate: maglia, maglione, giubbotto, tuta, copriletto, eccetera. In parte è vergato di suo pugno dalla signora, con la biro: alcuni numeri, forse il prezzo, e una data di presunto ritiro, anch'essa indecifrabile.

Più in basso, in caratteri di stampa, solenni, severe: le regole. Le sue tavole di Hammurabi.

Nessun oggetto può essere consegnato senza il regolare scontrino - La merce deve essere ritirata entro giorni 15 pena il raddoppio del prezzo. - Non sono ammessi reclami dopo giorni 3 - Si declina ogni responsabilità per bottoni, asole, imbottiture, guarnizioni, paillettes...

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09/06/2008
 
INTERVISTA AL SAPONE DI MARSIGLIA

Cari lettori, benvenuti al consueto appuntamento dell'intervista.
Il nostro ospite di oggi è straniero, una persona d'altri tempi. Un vero gentiluomo. Come lui non ne fanno più. Signori, un applauso all'inimitabile sapone di Marsiglia. Guardate quanto è bello posato sulla poltrona: se non fosse per l'educazione ci verrebbe quasi voglia di prenderlo in mano e annusarlo.

Marsiglia, benvenuto. Lei qui è a casa: siamo tutti suoi fieri ammiratori. In un mondo di saponi industriali prodotti grazie a chissà quali processi chimici, lei è riuscito a conservare il suo carattere tradizionale, puro, fresco. Nessun colorante, solo una fragranza antica di bucato. Quel fascino vintage, da sapone della nonna. Diciamo la verità: lei è l'ultimo nostalgico superstite della genuinità.

Grazie, lei è troppo buono avec moi.

Marsiglia, parliamo della sua città, quella che le ha dato il nome. Come ci si trova?

Verament je suì produit dans un cappanòn de Pianorò, en province de Piacenzà. Marsiglià non l'ho sgiamè veduta in vita mià.

Ah. Ma come? E allora perché parla in questo modo? Per darsi un tono?

Oui, i miei antenati venivano da là, ma adesso il mio successo c'est grande. Sono diffuso in tout le monde et così je suis emigrè ici. Tutavie, je continuo a sforzarmi di usare l'idioma dei miei padri. Mi sono iscritto ad un corso per imparare ad arrontondare la erre e mettere l'accento sull'ultima vocale. E' uno stratagemme per distinguermi dal votre volgare savon locale.

E bravo il nostro monsieur Marsiglia. Infatti i suoi ingredienti restano naturali: acqua, soda e olio d'oliva, secondo le antiche formule degli artigiani francesi, vero?

Ma figuriamoci. Pur di avere un odore charmant ho apportè qualche modifica alla vieux ricetta.  Per dire, l'olio non est plus de olivà, ma de palma.
 
Già. Le profumatissime palme di Aleppo, culla dell'arte di saponificare.

Non, palmes da serra di un grande piantasgiòn albanese, dove la manodoperà costa meno e il transport pure. E poi, oltre allo huile, ho aggiunto qualche nouvelle accorgimont: citronelle, clorures, propilene, alcòl, grassi des animaux morti...

E no cazzo! No no no! Marsiglia, sono stato zitto finora ma adesso basta! Così mi rovina tutto! Doveva essere un'intervista a un prodotto autentico sincero ed ecologista e invece lei se ne viene fuori con le solite porcherie moderne. Ma allora lei è proprio un deficiente, scusi! Fuori, fuori, se ne vada.

Aspetti, non avevo capito. Mi perdoni, iniziamo daccapo: manteniamo le sue domande e tagliamo le mie battute sbagliate.

E adesso parla pure in italiano, parla! Amici lettori, scusate, siamo costretti ad interrompere l'intervista: credevamo il nostro ospite fosse una persona sincera e invece s'è rivelato un orribile impostore. Perdonateci, ci rivediamo presto con una nuova puntata. Lei Marsiglia sparisca prima che il pubblico infuriato la linci e la riduca a scaglie in diretta. Sigla, sigla!

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04/06/2008
 
L'ATROCE DUBBIO DELL'UOMO CONTEMPORANEO
(UNA POESIA)

No, non ho l'ipod.

E non ho l'iphone.

Neppure il navigatore satellitare.

Non ho un mac.

Non ho la wii.

Né la playstation.

Neanche la xbox.

Non ho il blackberry.

Non il televisore piatto.

Non ho l'home theater.

Non ho lo Sky.

Non il suv.

Mi domando se sono uno snob

o un semplice pezzente.

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31/05/2008
 
LETTERA APERTA A UNA CASA FARMACEUTICA
(OVVERO: SULL'INSOLENZA DEI FOGLIETTI ILLUSTRATIVI
ALTRIMENTI DETTI BUGIARDINI)

Spettabile casa farmaceutica,

questa lettera rappresenta uno sfogo e un reclamo: sono stato appena aggredito verbalmente e fisicamente da un foglietto illustrativo accluso a un vs. prodotto. Se non provvederete a porgermi ufficiali scuse, mi riserverò di denunciare voi e il foglietto illustrativo presso le autorità competenti. E vi garantisco che quanto segue è più che sufficiente per una causa penale.

I fatti: in data ieri acquistavo un vs medicinale, un comune farmaco da banco. Prima di farne uso, come al solito, da persona avveduta quale sono, provavo ad informarmi leggendo il foglietto illustrativo accluso alla confezione. Ebbene, costui da subito ha cominciato ad esprimersi in un linguaggio del tutto indecifrabile (eccipienti, profilassi, sospensione orale, eccetera). Alle mie richieste di utilizzare una terminologia meno complessa, il succitato foglietto illustrativo reagiva con veemenza: protestava il suo status di documento scientifico destinato a lettori colti possibilmente laureati in medicina e non di semplice volantino per pazienti illetterati.

Non solo: pur di spaventarmi, poneva domande prive di senso come: sei in gravidanza? In periodo di allattamento? Di recente hai subito un trapianto di midollo osseo?

Poiché lo scambio di incomprensioni fra a me e lui continuava in toni sempre più vivaci, il foglietto illustrativo passava alle minacce. A suo dire, qualora avessi avuto “una funzione immunitaria compromessa” o fossi  risultato “ipersensibile verso i componenti o altre sostanze strettamente correlate dal punto di vista chimico” (?)  avrei di certo subito sintomi indesiderati. Sintomi indesiderati terribili, che vado di seguito ad elencare: addominale, vertigini, mal di testa, dolori addominali, affaticamento, nausea,  diarrea, vomito, eruzioni cutanee, calcoli renali, convulsioni e - infine – morte. Capisce, signora casa farmaceutica? Questo gaglioffo ha minacciato di uccidermi!

Infine. La discussione era ormai ingestibile, andava troncata. Per farlo ho cercato di ripiegare il foglietto illustrativo e riporlo nella scatola. Ebbene, ogni tentativo s'è dimostrato inutile. Il foglietto, restìo a tacere, si opponeva. Rifiutava di lasciarsi domare, si riapriva da solo peggio di una carta geografica. Ho dovuto accartocciarlo e infilarlo a forza là dentro, e lui ancora gridava offese agghiaccianti.

A questo punto, signora casa farmaceutica, mi aspetto una solerte ed esaustiva risposta di giustificazione. Pretendo inoltre che ai vostri foglietti illustrativi sia ricordato che quando sono sul posto di lavoro, di fronte a un cliente, debbono comportarsi in maniera professionale. Ed evitare nervosismi magari dovuti a problemi personali.
In assenza di vostro soddisfacente riscontro - e comunque se un simile episodio dovesse ripetersi - mi vedrò costretto ad adire per vie legali nei confronti del vs sottoposto.

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28/05/2008
 
L'ANGOLO DELLA SALUTE

Amici lettori, bevenuti al consueto appuntamento con l'angolo della salute. La puntata di oggi è appunto dedicata alla mia, di salute. Un argomento di certo avvincente.
Cosa dire? Sto bene. Oddio, è vero che negli ultimi giorni ho giaciuto con febbre a 39 gradi e ferite sanguinanti su tutto il corpo in un letto madido di sudore circondato da medici e infermieri. Ma è cosa da nulla. Sto bene. Sì, pure io ho notato che quando fingevo di dormire, i medici scuotevano la testa e a volte piangevano. Ma sono stati loro stessi a rassicurarmi: i motivi della loro preoccupazione erano altri. Certe faccende personali.

E' altrettanto vero che ieri, oltre a medici e a parenti, con mia somma sorpresa si è presentato anche un prete. Con i chierichetti. Ohibò. E dopo di lui, i rappresentanti di un'impresa di pompe funebri. Accompagnati da un falegname, per di più.  Ma alla mia richiesta di spiegazioni, tutti costoro hanno balbettato giustificazioni, con imbarazzo. Ci siamo sbagliati, scusi.

Insomma, sto benissimo. D'accordo, d'accordo: non nego vi siano state altre visite inaspettate. Un tizio cui dovevo dei soldi. Un fiorista specializzato nella coltura dei crisantemi. Un sedicente agente immobiliare interessato all'appartamento. Qui ci abito io adesso, gli ho detto. Adesso, ha risposto lui scrutando l'interno e i soffitti dalla porta, per poi andarsene sfregandosi le mani. Che matto.

E tutti questi sconosciuti erano ansiosi di sincerarsi circa la mia salute. Chissà perché.
Ma sto bene, sto benissimo.

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21/05/2008
 
INTERVISTA AGLI OGGETTI CHE STANNO SUL COMODINO

Buonasera cari lettori, eccoci a voi con il consueto angolo delle interviste, l’innovativo format ideato dalla redazione di questo blog. Abbiamo qui con non una ma ben tre celebrità. Signore e signori, un applauso per loro: gli oggetti che stanno posati sui comodini di fianco al letto!

Grazie, grazie.

Presentiamoli uno per uno. Cominciamo da lei, bicchiere d'acqua. Vuole spiegarci meglio chi è, e di cosa si occupa?

E' molto semplice, caro amico. Io me ne sto lì, tutto la notte in piedi, di guardia, con la mia acqua dentro. Se per caso, dio non voglia, il mio proprietario dovesse destarsi all'improvviso con la gola secca, eccomi pronto per l'uso. L'utente non dovrà neppure alzarsi dal letto e andare in bagno o in cucina: si limiterà ad allungare una mano e servirsi.

Un compito nobile, non c'è che dire. Passiamo al suo collega, il libro. Signor libro, lei è un po' l'intellettuale del gruppo. Ci parli di sé e della sua funzione.

Veda, se l'amico bicchiere sviluppa il suo compito in maniera saltuaria, io viceversa sono impegnato più o meno ogni sera, prima del sonno. Il mio obiettivo è proprio questo: infondere sonno e bei pensieri al mio fruitore sdraiato. Non debbo neppure sforzarmi di sembrare avvincente o simpatico, anzi: più sono noioso, meglio è. Quando mi accorgo che il beneficiario china il capo o socchiude uno dei due occhi, io gli assesto il colpo finale con una descrizione troppo lunga, un periodo interminabile, un capitolo barboso, eccetera. E allora lui, dolce, si assopisce con me fra le mani. Magari con un ultimo sforzo mi rimette a posto, oppure mi lancia per terra, certo, ma con grazia.

Quanta poesia in queste parole, signor libro. Si vede che lei ha studiato ed è una persona colta. Un bel applauso per il signor libro. Bene, concludiamo con l'unica femmina della compagine, questa bella signorina, la... la, come si chiama.. ah sì, la sveglia. Si presenti, madame.

Bè, il mio incarico è forse il più solenne di tutti: a me spetta annunciare l'arrivo del nuovo giorno. Lascio che le mie lancette scivolino sul quadrante e poi, bum, all'improvviso, emetto un suono, sempre più violento, insistente, e...

Ohibò. Dunque lei è la stessa cretina che fa tutto quel rumore ogni mattino alle sette e un quarto?
 
V-veramente i..

Ma sì, io la conosco, sa? Lei la deve smettere di importunarmi a quell'ora, ha capito? Le pare quello il moto di disturbare la gente mentre dorme? Regia, chi caspita ha invitato ‘sta scema? Al suo posto non potevamo chiamare qualcun altro? Un abat-jour, una scatola di anticoncezionali, una dentiera.

Scusi, io mi chiamo sveglia, secondo lei cosa dovrei fare se non svegliarla?

Ma c’è modo e modo, signorina mia! Anziché urlare come un'invasata potrebbe usarmi discrezione. Aprire le imposte, scostare le tende e poi portarmi un caffè a letto, ecco. Guardi, avrei ben altro da dirle ma lascio perdere solo per riguardo agli altri due ospiti.
Amici lettori, perdonate l’incidente, come vedete siamo costretti a terminare qui il collegamento. Arrivederci a tutti. Sigla, sigla.

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19/05/2008
 
DELLA FENOMENOLOGIA DEL DIMENTICATORE DI PARCHEGGI (OVVERO: STORIA DI UNA STRAORDINARIA SCOPERTA DESTINATA A CAMBIARE LA VITA A MILIONI DI PERSONE)

Cari amici, eccoci a voi con la consueta rubrica dedicata ai motori: oggi parleremo della grave piaga dei dimenticatori di parcheggi, ossia gli smemorati che la sera parcheggiano la macchina in un posto lontano da casa poi vanno a dormire e il mattino non si ricordano dove l'avevano messa. Una categoria a cui chi scrive si onora di appartenere. Ma ancora per poco, e tra breve capiremo il perché.

Il dimenticatore di parcheggi ha una vita durissima. A causa della sua, diciamo così, malattia, perde un sacco di tempo: ogni giorno arriva in ritardo agli appuntamenti e al lavoro e se tenta di spiegare il motivo, nessuno gli crede.

Passiamo allo studio scientifico del fenomeno. Otto e un quarto. Il dimenticatore di parcheggi arriva in strada, si dirige sereno verso il luogo ove crede di aver lasciato la vettura il giorno prima. Ma non la trova. Eppure era convinto che fosse proprio lì, porcogiuda. E adesso?

Il dimenticatore di parcheggi trascorre ore e ore camminando a piedi per tutto il quartiere alla ricerca del veicolo, invano. Si concentra, prova a ricostruire il percorso, i gesti, i particolari, i ricordi: nulla. Nei casi più disperati, finisce per chiamare i vigili urbani, magari gli hanno portato via l'auto col carrattrezzi per qualche motivo, forse lì dov'era dava fastidio.

I vigili urbani conoscono bene il dimenticatore di parcheggi: lui, in quanto dimenticatore di parcheggi, gli telefona molto spesso, e loro lo riconoscono subito dalla voce. Ah ah, è lei? No, scusi, non sto ridendo. No guardi ci spiace, nemmeno oggi è colpa nostra. Guardi meglio.

A questo punto il dimenticatore di parcheggi è preso dal panico, ma non riesce a rassegnarsi all'idea di essere lui, così sbadato, la causa dello smarrimento della macchina. E perciò giunge all'unica conclusione possibile, la più drammatica: pensa che gliel'abbiano rubata, e così, quasi contento, va dai carabinieri a denunciare il furto. Tuttavia, pure i carabinieri sanno bene quale razza di rincoglionito sia il nostro amico dimenticatore di parcheggi: non è la prima volta che se lo vedono arrivare al commissariato. Oramai allo sportello lo accolgono fra battute, fischi e pacche sulle spalle. Ancora qui stai? Ma smettila, già una volta hai sporto denuncia e poi la macchina era a tre metri da casa tua, dai, torna quando sei proprio sicuro.

Lo buttano fuori a calci, ma con simpatia. Il dimenticatore di parcheggi se ne va a casa a piedi,  distrutto. Maledice se stesso e i proprietari di garage, impreca, sta quasi per piangere. Poi all'improvviso, un lampo: si dà una manata sulla fronte. Ma sì, ma sì, l'ho messa laggiù in fondo di fronte al panettiere! E' stanco morto però corre, deve sapere. E infatti, eccola lì.

Sto andando all'ufficio brevetti a depositare l'invenzione del secolo: il marchingegno in grado di salvare milioni di dimenticatori di parcheggi. Niente di elettronico, funziona in modo molto semplice: consiste in una carta geografica dell'isolato, schizzata a pennarello sul muro del salotto vicino alla porta, e una puntina da disegno: appena rientrato a casa dopo il posteggio, il dimenticatore dovrà solo indicare la posizione esatta sulla mappa che il giorno dopo, prima di uscire, consulterà. La sera successiva sposterà la puntina e così via. Io stesso da anni utilizzo questa tecnologia con ottimi risultati.

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15/05/2008
 
ASCESA E DECLINO DEGLI STUZZICADENTI

Il passato è simile a un paese lontano, dove le forme si manifestarono in maniera diversa da come ritiene il senso contemporaneo. Oggetti che in un'epoca avevano ragion d'essere, con lo scorrere dei secoli scompaiono: poi tornano alla luce, ma sono inerti, muti, indecifrabili nel loro valore. Un archeologo prima o poi, ritroverà tracce di nostri utensili, ma essi avranno perso ogni significato. Il banale, rivestito dal tempo, può ammantarsi di mistero. A questa rubrica spetta il compito di tramandarne la spiegazione.
Confidiamo che questo testo pervenga in qualche modo alle generazioni prossime venture. E sia loro d'aiuto.

Amici del futuro, ci sentite?
Siete lì?
Bene.
Sì, siamo commossi anche noi.
Vi scriviamo da una civiltà oramai estinta, precedente alla vostra. Cercheremo ora di aiutarvi a illuminare l'impenetrabile oscurità della vostra Storia remota. Vogliate esserne grati.

Una premessa sul metodo. Amici del futuro, potremmo darvi migliaia anzi milioni di notizie interessanti su di noi, sui nostri costumi, il nostro vivere. Ma sarebbero troppe
, non ce la faremmo mai, lo spazio è poco.
Perciò, nel l'immenso catalogo di argomenti possibili, abbiamo deciso di sorteggiarne a caso un solo di cui informarvi.
E solo di quello ci occuperemo.
E l'argomento selezionato dal caso è: gli stuzzicadenti.
Su tutto il resto ci spiace ma dovrete arrangiarvi.

Sappiamo – o meglio, immaginiamo – che avete trovato nostri manufatti: piccoli bastoncini di legno, acuminati da entrambi i lati, chiusi in una scatola su cui sta scritto un nome asiatico, giapponese per l'esattezza (Sakura, Sayonara) ma in caratteri latini. L'iconografia reca ancora l'immagine di un samurai, il che non vi aiuta a comprendere. Vi chiederete se questi appartenessero a una religione, a un qualche rituale di sincretismo. Forse erano legnetti magici. Forse erano pezzi di un gioco. Forse avevano solo un significato simbolico, esoterico.

Amici del futuro, nulla di tutto questo. I bizzarri strumenti che avete fra le mani erano chiamati, al nostro tempo, stuzzicadenti. Un'industria fiorente, per un certo periodo. Erano assai diffusi sulle tavole del XIX e il XXI secolo dopo Cristo , specie nei ristoranti. Stavano lì in mezzo, nel loro contenitore di vetro. A fine pasto, i più zozzi di noi, di solito maschi, li usavano per pulirsi la bocca dai residui di cibo. Una pratica disgustosa, ne conveniamo.
Alcuni umani, nel fruirne, coprivano l'operazione con l'altra mano disposta a conchetta per nascondere il gesto ai commensali.
Altri, senza pudore, ostentavano il comportamento senza neppure dissimularlo.

C'è da vergognarsene. Chi scrive, per dire, non ne fece mai uso. Difatti l'impiego di tali attrezzi si fece sempre più raro. I nostri simili cominciarono a servirsi di arnesi differenti, più adatti all'igiene. Ad esempio: una piccola spazzola, un filo di nylon, stavolta non a tavola ma casomai nella solitudine del bagno, di fronte ai lavandini e agli specchi.
I fabbricanti di stuzzicadenti fallirono, o rivolsero la loro attività verso prodotti meno riprovevoli. Gli stuzzicadenti passarono di moda, furono sepolti nell'oblio: la Storia correva verso l'evoluzione, e giunse a voi, ma senza memoria.

A presto, amici del futuro. Provvederemmo a darvi altre più utili informazioni sul nostro presente (ossia il vostro passato remoto) ma non possiamo. Accontentatevi di queste poche righe.
Ora torniamo alle nostre faccende, e voi alle vostre.

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