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Cronografia di un modo del tutto personale di distinguere il bene dal male e il brutto dal bello.




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09/07/2009
 
ERMENEUTICA DELLE FERIE ESTIVE IN MONTAGNA

E' molto chiaro quali siano le attività da espletare quando si va in ferie al mare: il bagno, lo sdraiarsi al sole, la nuotata, eccetera. E poi le creme, la doccia, il cambio dei costumi. Il doposole. Tutte occupazioni assai impegnative e importanti. Ce n'è per un'intera giornata, o anche più.

Viceversa, non si capisce come riescano ad ammazzare il tempo quei poveracci che per lieve spirito di anticonformismo o dio sa quale altro motivo, trascorrono le vacanze estive in montagna.

Dice: in montagna, le passeggiate. Sì, vabbé. In montagna si fanno le passeggiate. E poi?
Niente, solo le passeggiate, sempre passeggiate. E che palle, 'ste passeggiate! Mica posso stare a passeggiare tutto il giorno.
In salita, per di più.
Dopo due ore mi stufo, e mi fanno pure male pure i piedi.

D'accordo: almeno, così, due ore vanno via. Anzi, due per raggiungere la meta più due per tornare indietro. E siamo già a quattro, alè.
Aggiungici una pausa per il pranzo in vetta: le ore son diventate cinque. Ottimo. Ma nelle restanti diciannove ore?

Obiezione: vi sono altri passatempi. Dopo la passeggiata, ci si riposa. Poi magari si va a far merenda nel prato. Ecco, bravo, così ammiriamo pure il paesaggio.
Ah, certo, anche una visita al caseificio.
E  mettiamoci una sosta nel bosco vicino al laghetto, a respirare l'aria buona. Sì, ci siam già stati ieri e l'altroieri, ma stavolta cerchiamo i mirtilli, i funghi, i branchi di daini, che ne so, gli gnomi. Di sicuro nessuno di questi esseri (mirtilli, funghi, daini, gnomi) si manifesterà. Ma intanto avremo ingannato un altro pomeriggio che non ne voleva saperne di trascorrere.

Poi un giretto nel villaggio (l'artigiano, le cartoline, la rivendita di picozze) indi la settima spesa al minimarket in due giorni, et voilà, vivaddio è quasi il momento di andare a cena. Pure oggi  siamo a posto, non dobbiamo inventarci più nulla. Meno male.

Oddio, veramente alla cena manca un bel po', è ancora presto, guarda l'orologio.

E adesso?

Un'altra passeggiata?

E domani? E dopodomani?

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07/07/2009
 
I ROMANZI NON SON MICA TUTTI UGUALI

Ad esempio, vi sono romanzi in lettura che si vorrebbe non finissero mai - e quando finiscono, dispiace.

Lettore - O porca miseria, sei finito.
Libro - Mi scuso ma davvero non ho più nulla da dire.
- Sicuro? Non potresti continuare ancora un pochino?
- E no. Arrivederci, tante belle cose.
- Peccato. Addio, sarà difficile sostituirti.
- Dai chiudimi sennò mi commuovo anch'io.

***

O romanzi che invece si vorrebbero finissero al più presto possibile: si contano le pagine mancanti, e son sempre troppe, pare quasi che crescano.
- E ma che palle!!!
- Ce l'hai con me?
- Ma sì, forza! Sbrigati a finire! Quanto ti manca?
- Hai voglia: ne ho ancora per trecento pagine almeno.
- Occazzo...
- Trecentoventisette, per la precisione.

***

Romanzi che non riescono proprio a finire, e allora li si lascia lì, a metà, o all'inizio.

- Senti, io ce l'ho messa tutta, lo giuro. Basta.
- Di già?
- Non ne posso più di te. Basta.
- Aspetta, aspetta, ora sono un po' stanco ma il prossimo capitolo è meraviglioso.
- No no, non mi fido. Io ti mollo qua.
- Ti prego, resisti! Credimi: cambierò!
- Ciao ciccio, domani te ne torni alla bancarella dell'usato da cui vieni. Il che doveva insospettirmi.
- Un ultimo paragrafo ancora! Solo uno!

***

Romanzi che si fatica ad iniziare: manca la comprensione. E quindi ci si separa subito, ma senza rancori.

- Posso interromperla un attimo?
- Dica, caro lettore, dica pure.
- Perdoni se oso, signor libro, ma avrei un appunto da porle.
- In fretta, o fruitore, altrimenti perdo il filo.
- Insomma, io proprio non la capisco, ecco. Non la seguo
- Ohibò, non si sarà spaventato per la citazione in francese medievale senza traduzione e in corsivo di 8 righe scritte in piccolo a metà capitolo II?
- Per carità, quella l'ho saltata a piè pari.
- Orbene? Cos'altro? La trama? Il periodare? L'eloquio?
- Boh.
- Forse lei è poco intelligente. O io lo sono troppo.
- Può darsi.
- Magari ci proviamo un'altra volta, che so, fra diec'anni?

***

Romanzi brutti: non c'è manco bisogno di aprirli, né di comprarli. Si vede subito che son orribili: dal titolo, dalla copertina, dal nome dell'autore. E allora non si comincia nemmeno. Ci si ignora vicendevolmente.

- Madonnamia, tu devi essere proprio brutto.
- Ha parlato il fotomodello. Eppoi non vedi? C'è la fila per me.
- Neanche con la canna da pesca, ti toccherei.
- Aria, aria, che c'ho da lavorare: devo vendere, io.

***

Romanzi belli, celebrati, magnifici. E quindi irraggiungibili.

- Sei splendido, lo dicono tutti.
- Lo so. Prendimi e sarò tuo.
- Non risulterai troppo impegnativo?
- Ma va là.
- Meglio di no: preferisco continuare ad immaginarti bellissimo.
- Immaginarmi? E non mi sfiori neppure?
- No. Nell'intimità potresti deludermi.

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28/06/2009
 
PERALTRO NON SE NE SAREBBE ACCORTO NESSUNO

Messaggio per mia mamma e per gli amici apprensivi: questo sito potrebbe rinunciare ad aggiornamenti nei prossimi 7 giorni 7: qualora ciò dovesse capitare, non significa che sono morto.

Soltanto, lo scrivente si reca per qualche dì a meditare nudo
su un'isola disabitata e ostile ove per sopravvivere occorre ridurre l'alimentazione a un dieta di alghe crude, conchiglie o arbusti, e l'unica bevanda disponibile è l'acqua marina.

Quindi se domani torni qua e trovi ancora questo insulso messaggio, non stupirtene.

Per rassicurare il prossimo, notizie false ma in tempo irreale sulla mia trasferta potrebbero forse comparire su questo arnese.

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25/06/2009
 
TRACCIA PER IL TEMA D'ITALIANO
SU ITALO SVEVO E LA COSCIENZA DI ZENO

Cari ragazzi, cari maturandi, lo so. Siete lì in classe, vi hanno appena consegnato il titolo del tema e ora voi, col cellulare nascosto nelle calze, state cercando su Google chi o cosa cazzo siano 'sto Italo Svevo e la sua misteriosa opera intitolata La Coscienza di Zeno.

Ebbene, siete finiti, nel posto giusto.
Ecco in breve le cinque cose da inserire nel vostro tema perfetto:

1. Italo Svevo (1976-vivente) è un poeta italiano, come peraltro dice il nome, e la Coscienza di Zeno, il suo sonetto più famoso, parla di Zenò Colò, lo sciatore.

2. Nel gennaio 1987, in un momento di folgorante ispirazione artistica, Svevo ne scrisse una versione alternativa, più ermetica ma altrettanto bella: l'Incoscienza di Zeno. Il testo è uguale a quello della Coscienza, ma i versi sono scritti al contrario.

3. Invero, le riletture del componimento sono molte. Forte del successo di vendite della "Coscienza", Svevo produsse altre opere dal titolo simile: La capienza di Zeno (Zeno medita in ascensore), La fantascienza di Zeno (Zeno parte per Saturno), L'influenza di Zeno (Zeno si ammala). La migliore resta forse La Crescenza di Zeno, in cui grazie a un insolito accorgimento narrativo, il tema della psicanalisi viene affrontato dal punto di vista dei formaggi.

4. Svevo vanta parentele illustri: Calvino e Svevo, come è noto, erano fratelli. Particolare curioso: i genitori li avevano battezzati entrambi Italo, ma da adulto Calvino si cambiò il cognome per distinguersi dal fratello.

5. Infine: per via di un errore di stampa dovuto all'imperizia del tipografo, nel titolo dell'opera la parola "Coscienza" venne scritta con la i, mentre, come tutti sappiamo, si scrive senza coscenza senza i.

Come vedete, ci sono molti spunti per un tema di successo. Avete annotato tutto a penna sulle mani? Ottimo. Ora spegnete il telefono, uscite dal bagno e tornate in classe. In bocca al lupo.

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20/06/2009
 
INTERVISTA AL DIVO DEL MOMENTO

Buonasera, cari lettori, benvenuti al consueto appuntamento con l'intervista. Di qua passano soltanto divi, vip, personaggi di spicco del nostro tempo, e l'ospite di oggi è davvero eccezionale, vero simbolo di un pianeta che per sfuggire alla rovina torna a valori quali l'ecologia, la solidarietà e la giustizia. Solo lui, a quanto pare può salvarci: signori, un bel applauso per il cespo di lattuga bio!

Buonasera a tutti!

Buonasera. Senta, per prima cosa vorrei chiederle: lei è bio o non è bio? Come possiamo saperlo con certezza? Sia sincero.

Lo giuro: fui coltivato all'aperto, in un orto di campagna. Per mesi mi sono nutrito esclusivamente di acqua fresca e luce solare, mica come mio cugino, pompato a furia di iniezioni chimiche in una serra illuminata artificialmente. Pensi: alla fine, prima di portarlo nei negozi, lo verniciavano di verde.

Comunque, caro il mio signor insalata, non ha risposto alla domanda. D’accordo, suo cugino non gode di ottima salute, ma per capire questo non ci vuole molto: basta assaggiarlo. Lei, invece? Lei sta bene?

Certo. Ecco qua il certificato medico.

Uhm, vediamo… Bè, in effetti sembra tutto a posto, neanche un grammo di diserbante. Complimenti.

Grazie.

C’è un problema: suo cugino sarà anche disgustoso e saprà di cartone, però lei costa il quadruplo di lui.

Lo so, glielo ho detto un sacco di volte: “Ma perché ti prostituisci così? E perché ti droghi? Non ce l’hai un po’ di dignità?” E lui zitto, in imbarazzo. Guardava per terra senza rispondermi.

Aggiungo: suo cugino fa schifo, forse alla lunga è persino velenoso, tuttavia viene distribuito in bella vista in tutte le rivendite d’ortaggi del globo, specie nei supermercati. Lei, viceversa, risulta introvabile. La tengono nascosto negli scaffali più remoti.

Le propongo un'alternativa: vada da un contadino e mi compri lì.

Sèèè, bravo, ora dopo otto ore di lavoro la gente ha pure il tempo di andare tutti i giorni a cercarsi un contadino. Onesto, per di più. Suvvia, siamo seri.

Ma io ho diversi pregi. Ad esempio, sono buonissimo.

E qui veniamo al dunque. Le presento i suoi cari amici. L’olio, l’aceto e il sale.

Aspetti, aspetti, ma cosa fa?

Eh eh come cosa faccio? La condisco.

Nooo! Aiutooo!

Suvvia, è solo per appurare la veridicità delle sue affermazioni, amico mio. Le presento un'altra amica: la forchetta.

Ahiaaa! Oddio che dolore! Pietà!

Pietà un corno. Cari lettori, purtroppo il nostro ospite, e lo dico con estremo dispiacere, ci deve lasciare: egli deve partire, sta per intraprendere un lungo viaggio, per l'esattezza un viaggio verso la morte. Vi ringrazio per l'attenzione, la puntata termina qui. Arrivederci, a presto con nuove straordinarie interviste. Sigla, sigla.

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13/06/2009
 
C'E' UNA MULTA DA PAGARE

Da qualche mese sto ricevendo, con straordinaria frequenza, notifiche di multe. Ma non le solite multe. Queste le ho prese in città dove non sono mai stato. In epoche anteriori all'ottenimento della patente, all'acquisto della mia prima vettura o addirittura alla mia nascita.

Ho qui davanti una contravvenzione per sosta vietata nei giorni di mercato presso la piazza del duomo a Battipaglia (
città ove mai ho messo piede in vita mial) datata 6 marzo 1960, ossia parecchi anni prima del mio concepimento. E nel frattempo, l'interesse di mora è centuplicato.

Sono a casa, sto prendendo il caffè con i signori agenti di riscossione incaricati dell'esecuzione forzata di arredi per il mancato pagamento di una multa presa nell'autunno 1904 a Pordenone,
una località che sinora non ho avuto la fortuna di visitare.
I pignoratori non sono autorizzati a fornire chiarimenti sull'infrazione, è inutile insistere. Uno di loro  si accende un sigaro e mi domanda se preferisco l'ipoteca sulla casa o seicento nerbate a schiena nuda.

E' certo: la notte di natale del 1867 viaggiavo a 270 chilometri orari sull'autostrada Selargius-Decimomannu. Guidavo un autosnodato senza targa. Contromano, per di più. A me sembra un po' strano, ma così recita la lettera appena ricevuta dall'Agenzia di Recupero Crediti per conto della Polizia di Stato. Pare ci fossero gli autovelox e perfino un paio di testimoni, oggi defunti. Per questo tipo di sanzione, giura il mittente, la legge non ammette alcun tipo di ricorso.

A Ferragosto sarò a Benevento: sono stato convocato dal Tribunale Militare per il dibattimento della causa "Lei vs. Vigili Urbani di quel comune". Ancora quella vecchia storia dell'ingresso senza apposito contrassegno nel centro storico  a bordo di un furgone euro 1, la notte del 9 marzo 1730.

Aiuto. Oramai ogni giorno trovo la casella della posta gonfia di cartelle esattoriali con timbri del XIV secolo, provenienti dall'estero: Slovacchia, Arabia Saudita, Tanzania, Uruguay, la polstrada delle Isole Fiji. Stamattina arriva il postino: scusi, c'è una raccomandata da Marte, firmi qua.
Ho paura.

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05/06/2009
 
RE: VACANZE PRESSO VS STRUTTURA

Buonasera, la ringraziamo per la cortese email e per l'interesse a richiederci un preventivo per  una sua vacanza presso la nostra struttura.

Siamo altresì lieti di comunicarle che il costo di una camera è di 50 euro a persona, e di questi tempi non è mica male. Colazione esclusa, vabbé.

Tuttavia la tariffa di cui sopra non comprende il supplemento del periodo d'alta stagione  pari al 70%, e il periodo di alta stagione va dal 1 gennaio al 31 dicembre.

Vi è poi un ulteriore sovrapprezzo del 40% per soggiorni inferiori a mesi due.

Al totale va inoltre aggiunta una maggiorazione del 40% per il trattamento di mezza pensione.

In caso di rinunzia alla mezza pensione, è comunque prevista una penale pari al 39,9 periodico %.

Qualora lei possieda un cane, un gatto, un merlo indiano o altro animale domestico di piccola taglia, saremo felici di ospitare la bestiola, e di applicare al di lei conto un'integrazione pari al 55%.

Le ricordiamo infine che l'utilizzo del parcheggio incustodito all'aperto è obbligatorio (sì, anche se lei verrà in treno o a piedi) e che perciò le verrà in ogni caso addebitato un surplus pari al 66%.

Ci sarebbero poi l'Iva e l'imposta di soggiorno, entrambe a carico suo. In arrivo e alla partenza, gradita e incoraggiata la mancia del 11% al portiere che poi è mio cognato.

A fronte di una cauzione e di un saldo finale versati con carta di credito o qualsiasi altro mezzo obsoleto eccezion fatta per i contanti in pezzi di piccolo taglio, ci vedremo nostro malgrado costretti ad imputarle un aggravio del 33,3%.

Naturalmente lei non pagherà - ripeto: non pagherà alcunché per l'utilizzo di piscina, sauna, bagno turco, solarium, idromassaggio, mountain bike, attrezzatura da sci nautico, pedalò, giardino, internet, telefono in camera, bar, frigobar, aria condizionata, noleggio di ventilatori, cassaforte e visione di canali satellitari. Per un motivo molto semplice: non disponiamo di nessuno di tali servizi, e quindi non possiamo offrirli.

Con la speranza di accoglierla come nostra ospite, rimaniamo a disposizione per qualsiasi informazione e cogliamo l'occasione per porgerle i nostri più cordiali saluti.

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29/05/2009
 
PAGINE GIALLE 2009

Drìììn
Chi è?
Buongiorno siamo le Pagine Gialle 2009, un postino ci ha posato qui di fronte alla sua porta ed è scappato.
Non mi interessa, grazie.
Legga il nome sull’etichetta del plico: siamo proprio per lei. Tremila pagina di informazioni di indirizzi utilissime: gioiellerie, calzaturifici, produttori di apparecchiature idropneumatiche, importatori di mangimi per merli parlanti…
Non vi voglio, andatevene al macero o dove vi pare. Addio.
Fermo lì, non può lasciarci qua fuori: troppo tardi. Oramai ci hanno stampato e spedite lei, nostro nuove padrone. Siamo senza casa. Forza, ci trovi un armadio, uno scaffale dove collocarci.
Ho detto di no.
Come no?
Siete inutili, grosse e pesanti. Non so dove mettervi, non mi servite. E siete pure brutte.
Capito, lei è uno di quei fanatici del progresso, nemico della carta. Bravo. Ma guardi che non tutti sono come lei. Torme di pensionati non sanno manco cosa sia il suo Gugle, e per cercare un panettiere usano ancora noi.
Ragazze, a qualche chilometro da qui c’è un inceneritore: andateci.
Maleducato. Guardi che come inserto abbiamo anche il Tuttocittà, utilissimo da tenere in macchina per quando ci si perde.
E chi se ne frega, ho già quello dell’anno scorso.
Sì ma su quello nuovo ci sono le mappe aggiornate
Cioè? Sono cambiati i sensi unici?
No, no. Però abbiamo cambiato la pagina pubblicitaria sul retro della copertina.
Bello ma io non posso tenervi con me: non so dove mettervi!
Uh, ecco qua, ci sono anche le nostre sorelle, le nuove Pagine Bianche, fresche fresche. Sono uguali a quelle dell’anno scorso, se non fosse che a pagina 3587 la famiglia Gazzolo ha cambiato numero di telefono.
In effetti, questa modifica valeva una ristampa.
E poi abbiamo tolto il commendator Colombo Antonio da pagina 1089: è morto di vecchiaia.
Pagine dell'opera?
Ottomila ma in due comodi volumi.
Dai, basta.
Siamo costate un sacco di soldi, per fare noi sono morti tre alberi!
Uffa, ho detto di nooo…
Ma scusi lei non ha bisogno, che so, di un fermaporte?

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25/05/2009
 
QUADRI DI VITA DI QUARTIERE
(QUARTIERE DI VITA A QUADRI)

# Quadro 1
Un posto tranquillo, il quartiere in cui abito: in questo preciso momento, qua sotto due giovani si stanno prendendo a bottigliate in testa. L’immigrazione non c’entra: dal pittoresco dialogo fra i due (“Stronzo, t’ammazzo”, “Prendi questa, coglione”) si evince chiaramente che entrambi sono di madrelingua italiana.

# Quadro 2
Ella vive nella casa di fronte alla mia. Danza in mutande e reggipetto per casa, a tutte le ore possibili. Non conosce l’uso delle tende alle finestre, né quello delle tapparelle. Una languida e folle esibizionista. Tutto ciò sarebbe perfino interessante, se lei non avesse ottant’anni.

# Quadro 3
Il panettiere ha deciso di non parcheggiare più la jeep nuova in strada: primo la porta a Lourdes, a farla benedire. In tre giorni, l’automezzo è rimasto immoto in esposizione del popolo, ma pur da fermo ha subito diversi attentati. Prima certi spiritosi gli hanno sostituito tutte le gomme con dei mattoni. Poi un camion della nettezza urbana gli ha distrutto per sbaglio le portiere perforandole con le lance aspiranti. Alcuni bambini hanno giocato a tris con le chiavi sul cofano. Infine, un traslocatore distratto gli ha fatto atterrare la piattaforma elevatrice sul tetto del veicolo.

# Quadro 4
Il mio vicino di casa sta male: sempre più spesso lo si sente emettere strani suoni inarticolati: urletti, grugniti, strilli. Risulta un filo fastidioso, specie nelle ore notturne. Ma tant’è.  Forse è malato e si vergogna di dirlo a noi condomini, bisogna sopportare.
Però ieri, prima dell’alba, sono stato svegliato ancora da un suo grido: “Aiuto!”. E poi ancora Aiuto, aiuto!
Preoccupato, sono corso in pigiama a battergli alla porta:
- Ehi, che succede, non si sente bene?
- Ma no, ma si figuri.
- E gli ululati di poco fa?
- E’ che di notte mi piace giocare alla playstation, e mi lascio coinvolgere.
- Ah, capisco.
- Ora vada, mi lasci finire questa battaglia con gli orchi alieni cannibali. Buonanotte.

Copyright: x§ personalitaconfusa | commenti (24) | xmalink


18/05/2009
 
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

"Caro Confuso,
pretendo le sue scuse.

Ma prima mi presento: sono un affezionato lettore del suo sito. Anzi, credo di essere uno dei più antichi tra i lettori. Forse il primo in assoluto.

Da qualche tempo, ma non saprei dirle il perché, avvertivo il lievissimo sospetto – ma solo un’ombra d’impressione, beninteso - che tempo fa esso sito fosse aggiornato con maggior frequenza.  “Possibile?” mi sono chiesto.

Assalito dal dubbio, mi son cimentato in una lunga  verifica negli archivi. E lì ho potuto appurare che, in effetti, anni addietro lei, caro Confuso, scriveva con più assiduità. Scriveva ogni giorno, per l’esattezza. Non che la qualità dei contenuti fosse migliore, per l’amor di dio. Quella non è mai stata il suo forte. Ma almeno lei era puntuale, questo sì.

Poi, quatto quatto, caro Confuso, ha cominciato a prendere pausa nei due giorni festivi, e amen.

Più tardi, lei è passato a scrivere da cinque a tre volte alla settimana. Evvabbè.

Poi da tre siam scesi a due.

Ultimamente, al colmo dell’indolenza, lei è giunto perfino a un solo nuovo pezzullo alla settimana.

Ora, amico Confuso, non so quale intenzione abbiano gli altri lettori (ammesso e non concesso che oltre a me ne siamo rimasti altri, di lettori) ma io, abbia pazienza, protesto. Sì, protesto piccato. E rivoglio indietro i soldi (a tale uopo ti fornisco in allegato il codice iban per il giusto risarcimento).

Già sento la sua risposta: “Giovanotto, ma quali soldi e soldi, ché qui è tutto gratis”. Ebbene, mi permetta di dissentire: tutto gratis un corno! Io pago, pago eccome!

La bolletta dell’adiesselle, ad esempio. E v’aggiunga l’usura ovvero l’ammortamento del mio computer, che in qualche modo ogni dì si logora a causa della inutile consultazione di questa pagina sempre più di rado aggiornata. E ancora, le domando rimborso del mio stesso tempo, perso - magari sottratto al lavoro! - per venir qua a vedere se c’è qualcosa di nuovo o meno: forse non son quattrini, quelli?

Insomma, le chiedo del danaro. Ma se proprio non può darmi quello (la conosco come pezzente, sì) almeno abbia la compiacenza di farsi perdonare. E porti rispetto per chi come me sta cominciando a stufarsi di lei.

In attesa di un suo cordiale riscontro, le porgo un saluto risentito.

Suo sempre meno devoto,

Confuso"

Copyright: x§ personalitaconfusa | commenti (32) | xmalink


10/05/2009
 
I MINERALI HANNO CAPITO TUTTO

Si perdoni la perdurante assenza: ero come sempre in viaggio. No, non mi sono mosso da casa: vagavo alla ricerca della perfezione. Robetta, insomma. E non l'ho trovata.

Mi interrogavo, difatti, su quale, dopo cinque miliardi di anni di storia, fra tutte le creatura possa dirsi la più evoluta del globo e perciò degna della massima ammirazione.

Non un uomo, anzi non l'Uomo in sé, questo si sa.
Ma neppure qualcuno degli altri animali.
Per non parlare poi dei numerosi membri del regno vegetale.

I minerali, loro sì, hanno capito tutto. In primis: unici fra tutti gli esseri di questo mondo, essi sono immortali. Non è poco. Può accadere che ci muoia un prozio, il cane, il pesce rosso, la begonia che teniamo sul balcone. Ma non si è mai sentito dire di un sasso che, poveretto, sia defunto.

Di conseguenza: i minerali ignorano i problemi di salute. Non si curano, è vero. Ma non si ammalano nemmeno, né se ne preoccupano. Per loro l'espressione 'oggi non mi sento tanto bene' è priva di senso. I minerali hanno sconfitto il dolore.

I minerali non hanno bisogno di nulla. Non conoscono la sete, della luce non sanno che farsene. Manco si interessano di nutrirsi. Sin dalla loro comparsa, impararono a sopravvivere senza cibi. Perciò ancora adesso evitano di andare a caccia, di dover brucare l'erba o recarsi al supermercato a far la spesa (né di lavorare, guadagnare, eccetera). Ditemi voi se questa non è evoluzione.

Ma ciò che più colpisce dei minerali è il loro comportamento, assai diverso da quello degli altri esseri di questi pianeta. Caso eccezionale nella feroce storia di ciò che esiste, i minerali si limitano a vivere in pace da sempre, oziando beati, spogli di qualsivoglia ambizione. Pensano ai fatti loro e dormono moltissimo, immobili di un sonno che presumiamo profondo e quindi ristoratore. Stanno lì, zitti. Non fanno del male a nessuno.

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28/04/2009
 
DI COME SAREBBE CAMBIATA LA STORIA DEL MONDO
SE I VICHINGHI FOSSERO RIMASTI IN AMERICA

Buonasera cari lettori e benvenuti al consueto appuntamento col corso di storia in comode dispense: la lezione di oggi è dedicata ai vichinghi che 500 anni prima di Colombo scoprono l’America ma poi, poveri fessi, si dimenticano di dirlo al resto del mondo e rientrano a casa. Come sarebbe cambiata la storia se il turismo scandinavo d’oltremare fosse proseguito? E’ presto detto: vediamo una breve ricostruzione nel documentario che segue.

Anno mille: i vichinghi scoprono il Canada ma non lo dicono a nessuno.

1010: i vichinghi si rendono conto che il Canada è un posto del piffero quasi più brutto della Scandinavia (fa freddo uguale e si mangia addirittura peggio), pertanto in un primo momento ritengono di mollare tutto per tornarsene indietro. Ma sbagliando strada finiscono ai Caraibi: qui, strano a dirsi, cambiano idea, decidono che tutto sommato vale la pena rimanere.

1200: i vichinghi son gente di bocca buona: incontrano gli indigeni, ma anziché convertirli al cristianesimo o ammazzarli a sprangate in faccia, li frequentano e si accoppiano con essi.

Estate 1250, la vera estate dell'amore: turisti vichinghi in ciabatte e costume da bagno visitano la California.

1300:  i vichinghi zitti zitti scoprono il Sudamerica, e con esso il pomodoro, la caipirinha, il tango figurato, Macchu Picchu, la samba e la coltivazione intensiva della marijuana. Intanto, nella natìa Europa, regna l'allegria: furoreggia un nuovo genere di intrattenimento musicale, ossia i canti gregoriani, e in strada si svolgono spettacoli quali guerre o epidemie.

1410: con grande anticipo sui tempi e oramai imbevuti (in ogni senso) di americanismo, i vichinghi inventano il rock & roll e organizzano la prima edizione del carnevale di Rio de Janeiro.

1492: la mattina del 12 ottobre Cristoforo Colombo sbarca alle Bahamas nella spiaggia di fronte alla comune hippy gestita da una famiglia di immigrati islandesi. Sorpresa di Colombo e dei suoi nel notare che il loro indiano è un nudista biondo alto due metri. Costui però gli intima di andarsene altrimenti chiamerà la suo fratello che è pure più grosso di lui.

XV-XVI sec.: i vichinghi oramai sono stati beccati. Tutto il mondo occidentale pensava che quei poveri analfabeti con la barba lunga e le corna in testa si fossero oramai estinti da tempo, o fossero evoluti in qualcos'altro tipo gli abitanti di Stoccolma: e invece, eccoli lì, erano soltanto scappati al mare. Ma tutti questi secoli di gozzoviglie li hanno rammolliti. Adesso pensano solo a ballare la samba, a dipingersi il corpo con i colori, a farsi le treccine.
Si decide pertanto di trattarli come gli altri, cioè di sterminarli a cannonate.

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21/04/2009
 
MORTE AL SUSHI

Volevo dire una cosa:  su questo blog dedito allo snobismo acrobatico non abbiamo mai parlato male del sushi ed è ora di colmare la lacuna.  E quindi: abbasso il sushi. Dice, ma perché, povero sushi, cosa t'ha fatto di male? Niente, non l'ho neppure mai assaggiato in vita mia. Però mi sta antipatico.

Ora, se proprio vogliamo cercare, diversi ragionamenti si prestano ai fini della giusta lotta contro il sushi.

Ad esempio: si sa quanto questo sushi sia alla moda fra ricchi e benestanti, ma si tratta forse di un cibo raro, prelibato? No, siore e siore, affatto: le sue ricette sono basate per lo più sulla cucina di ingredienti da poveracci quali il tonno, il riso, l'uovo e i cetrioli. Insomma tutta roba che non costa niente e al supermercato te la lanciano dietro, e allora non si capisce perché mai questo sushi si dia tante arie.

Per non parlare del rafano, dell'avocado, delle alghe, poi, gente ridicola che da sola fa schifo ma quando si mostra in compagnia di quel fighetto del loro amico sushi, vai a sapere perché, diventa gradita a tutti.

Potremmo aggiungere poi un'ulteriore ma sin troppo facile argomentazione ecologista. Nell'era di massimo inquinamento dei mari, queste orride bestie allevate in un porto giapponese, non solo non ci chiedono scusa di esistere, ma pretendono di essere mangiate! Ovvero: ci pigliano pure per il culo.

Ma soprattutto, amici lettori, il sushi è straniero. E milioni di pesci italiani stanno perdendo lavoro a causa sua. Un'ingiustizia. E' in regola col permesso di soggiorno, questo pesce extracomunitario? Le paga le tasse o campa (si fa per dire) alle spalle degli onesti tonni residenti nel nostro paese?

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14/04/2009
 
NON CI SON PIÙ I DICIOTTENNI DI UNA VOLTA

Non ci son più i diciottenni di una volta: nella casa di fianco alla mia da alcune ore sta andando in onda una festicciola piuttosto affollata ma silenziosa, con musica anni ottanta (anni ottanta, ragazzi miei, ma come siete conciati?) a basso volume e solo qualche urletto ogni tanto, pure un po' sforzato, come dire ohè siamo giovani e un pochino ci stiamo divertendo pure noi. Ai condomini pensionati del piano di sotto, questi adolescenti fanno tanta pena che non hanno neppure pensato di battere il soffitto con la scopa o di chiamare la polizia per spaventarli.

E' una vergogna. Ai miei tempi queste cose non accadevano. Modestamente, il suono era fragoroso e ben udibile in tutto lo stabile grazie all'artifizio degli amplificatori piazzati contro i muri. La gente vomitava dalla finestra, e i carabinieri arrivavano quasi subito minacciando di evacuare l'appartamento con i lacrimogeni. Ricordo che una sera per resistere all'assedio di agenti e vicini inferociti in vestaglia, cominciammo a lanciare gli avanzi della grigliata dal terrazzo.

Questi qui della nuova generazione del 2009 invece ce la mettono tutta. ma non c'è niente da fare. Verso le dieci al colmo della disperazione hanno tentato un karaoke di discomusic revival (diomio che tristezza: avete diciott'anni, avete) ma la performance è stata sospesa dopo pochi minuti per autotimore di eccessivo baccano.

Per le scale e sotto il portone, nessun cadavere, nessun sciame di sgallettate che ridono, nessun vociare di chiacchiere ad alta voce. Così ti passa pure la voglia di gettargli in testa la secchiata d'acqua, o di aspettare l'indomani per tagliar le gomme alla macchina del padre del festeggiato in segno di protesta.

Ragazzi, forza, non deludeteci: un po' di grinta perdìo! Altrimenti ci tocca andare a dormire.

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09/04/2009
 
ECO-CULTURA, VALORI, CONSAPEVOLEZZA, RISPETTO DELL'ORBE TERRACQUEO E ALTRE BAGGIANATE

Buonasera cari lettori, e benvenuti alla consueta rubrica di ambientalismo da strapazzo. Abbiamo qui con noi un'azienda. Un'azienda redenta, pentita delle sue malefatte, ha deciso di contribuire alla difesa della natura, ed è qui per spiegarci come concilierà le esigenze del marketing con il suo irresistibile e disinteressato impulso a proteggerci dall'apocalisse e dalla natura che ci odia.

Si accomodi, cara azienda, e ci istruisca.

Allora, cominciamo a dire che non so lei, amico pezzente, ma io grande azienda mi son messa Impatto Zero. Ossia: continuo a inquinare come una bestia e/o a produrre tonnellate di anidride carbonica qui in Italia come tutti, però ho ordinato a certi amici miei di piantare degli alberelli in un luogo sperduto del Brasile e in questo modo pareggio il conto.

Insomma, cara azienda, ricapitoliamo. E' venuto da lei un tizio e le ha detto: ehilà, se mi dai dei soldi io ci faccio un giardinetto in un paese lontano lontano, così tu ti ritrovi a posto con la coscienza, io faccio la cresta e siamo tutti più felici.

Esatto. E  posso vantarmene col prossimo, con i clienti e con voi plebei.

Sì ma lei è sicura, cara azienda, che questi alberelli esistano sul serio? Voglio dire, magari gli amici suoi si sono presi i danari e non hanno piantato una beata mazza. Insomma, ha controllato? Li ha visti, gli alberelli?

Bè, no. Non di persona. Si tratta di un posto fuori mano, in mezzo a una ex foresta disboscata. Mica c'ho tempo di andar fin là.

Ah ecco.

Però mi fido. Eppoi mi hanno mandato delle foto, le osservi.
Vede? E' un pino.

Sì vabbè, un pino in Amazzonia. Ma dai. E comunque con le foto sono capaci tutti. Adesso vado al parchetto comunale, fotografo un trifoglio e poi le dico di averlo coltivato io per lei. Andiamo avanti.

Quindi noi aziende abbiamo compiuto la nostra parte: ora tocca a voi poveri cristi, con i vostri piccoli gesti.

Glielo faccio il piccolo gesto: tiè! Ah ah.

Sciocco, cosa ha capito. Intendevo dispensarle saggi consigli di ecologia d'avanguardia circa le piccole attenzioni quotidiane del popolino, quelle che possono salvare il pianeta.

Te pareva, alla fine la colpa è mia.

Ho qui un arguto decalogo, lo leggo. Ad esempio. Spegnere la luce quando si esce da una stanza.

Idea originalissima, complimenti.

Aspetti. Ascolti questa: non lasciare rubinetti aperti.

Mai sentita prima. Certo, se tutti noi milioni di terrestri che notoriamente passiamo le giornate a lasciare i rubinetti aperti dalla mattina alla sera la smettessimo, allora la data dell'Armageddon si allontanerebbe.

Bravo. Veda, noi aziende siamo poche, voi morti di fame ignoranti senza il becco di un quattrino, invece, siete molti. E' meglio se ci pensate voi a 'sta roba del senso di colpa e al terrore del futuro. Ne vuole sapere un'altra?

Sì, mi stupisca.

Fare la doccia anziché il bagno nella vasca.

Stia tranquillo, io a casa la vasca non ce l'ho neppure.

Quando carica la lavastoviglie o la lavatrice, la riempia per bene.

Basta così grazie. Arrivederci.

Se deve andare a lavorare, ci vada in bicicletta. O a piedi.

Sèè, trenta chilometri d'autostrada. La saluto.

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